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Eversin Eversin

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intervista

Scritto da
Elio F
Data
Gennaio 21, 2013

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Eversin
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Gli Eversin hanno presentato la loro nuova fatica, intitolata "Tears On The Face Of God", che li ha visti tornare con un sound quanto mai potente ed aggressivo. Abbiamo sentito il bassista della band, Ignazio Nicastro, per saperne di più e approfondire alcuni aspetti e curiosità relativi al disco.

- Ciao, grazie per quest’intervista. Avevamo avuto modo di intervistare la band un paio d’anni fa, in occasione della pubblicazione di “Divina Distopia”: come sono trascorsi questi due anni?

- Ciao Elio, grazie a te…Bè, dalla pubblicazione di Divina Distopia sono cambiate un po’ di cose…Abbiamo avuto modo di prendere coscienza ancora di più dei nostri mezzi, potendo così guardare alla realizzazione del nuovo disco in maniera più matura. Divina Distopia è stato senza dubbio un successo, che ci ha portato a condividere il palco con grandi band, su tutte i Death Angel, ma in tutta onestà e senza rinnegare nulla, io non sono soddisfattissimo di quel disco. Purtroppo c’è troppa tastiera, cosa che snatura i brani, privandoli della giusta potenza e cattiveria. Per “Tears…” non ci siamo seduti a tavolino per decidere la “nuova” direzione, tutto è arrivato spontaneamente, come una naturale evoluzione di ciò che era stato detto in passato però un’unica cosa è stata decisa, come dire, a priori: la totale assenza delle tastiere. Su “Tears On The Face Of God” emerge ciò che gli Eversin sono oggi; questo disco è la perfetta fotografia di ciò che siamo: una band Thrash Metal, che suona il suo Thrash Metal, cosa che può piacere o meno, ma tutto si può dire agli Eversin tranne che siano una band priva di personalità. In due anni siamo stati capaci di tornare alle nostre origini rileggendo però il tutto in un’ottica moderna e tenendo sempre conto del tipo di musica che la band deve proporre.

- Come hai già accennato, adesso ecco il nuovo disco, intitolato “Tears On The Face Of God”: cosa ci racconti riguardo la sua realizzazione?

- Abbiamo iniziato a comporre i brani intorno alla fine del 2010…Ognuno di noi, come di consueto, ha composto per conto proprio per poi confrontarsi con gli altri in sala in prove. Devo dire che è stato un processo abbastanza stancante ma davvero fruttuoso. Praticamente dopo ogni prova avevamo un brano finito. In studio ci siamo limitati a smussare qualcosa, ma i brani sono nati esattamente come tu oggi puoi ascoltarli. “Tears…” è un disco violento, cattivo, graffiante ed incazzato, che mette in risalto tanto gli strumenti quanto la voce di Angelo, un Angelo che su questo disco fa un lavoro esagerato. La sua voce caratterizza i brani dall’inizio alla fine e, a differenza di "Divina Distopia", dove a volte la voce poteva sembrare un po’ fuori dal seminato, il cantato è in perfetta simbiosi con tutto il resto.

- Direi che rispetto al disco precedente il vostro stile si è per certi versi maggiormente orientato verso il thrash, pur rimanendo comunque difficile etichettare il vostro sound, sei d’accordo?

- Sai, non nasciamo come band Thrash ed anche sul tanto sperimentale disco precedente ci sono canzoni caratterizzate da sfuriate Thrash… Basti pensare alla parte centrale di "X.E.N.O.S." o ad "Angel Of Silence"…Il fatto è che su quel disco, come ti dicevo, il tutto assumeva una forma meno thrashy a causa delle tastiere…Però concordo quando dici che è difficile etichettarci, anzi la cosa mi fa molto piacere… Oggigiorno la personalità in una band è la prima cosa fondamentale. Una band clone non va da nessuna parte. Noi siamo riusciti a forgiare un nostro stile, un nostro sound, cosa che spesso e volentieri mette a disagio chi ci ascolta, la gente più superficiale, quella che ha per forza necessità di comprimere la musica all’interno di un genere o di un’etichetta. Bè, che si fottano, noi non siamo una sterile etichetta!

- Ritornerei un attimo sulla pressoché totale scomparsa delle tastiere, che in precedenza avevano avuto un ruolo abbastanza importante nel vostro sound: come mai questa scelta?

- Perché abbiamo capito che cercavamo la teatralità a tutti i costi pensando che il modo migliore per trovarla passasse attraverso un uso estensivo delle tastiere…Era come una sorta di “rifugium peccatorum”…Come ti dicevo abbiamo preso coscienza dei nostri mezzi, ed abbiamo capito che la tastiera, in fondo, era a conti fatti un elemento estraneo, che non si sposava con la nostra musica…

- Nel disco precedente vi eravate avvalsi della collaborazione di Sergio Calì alla batteria, mentre stavolta suona Giuseppe Campisi: questo cambio ha un carattere puramente casuale oppure si è in qualche modo imposto in relazione al tipo di ritmica che avevate pensato per l’album?

- Casuale. Cercavamo un batterista e Campisi si è dimostrato all’altezza della situazione. Adesso comunque abbiamo un membro nuovo alla batteria, Tony Corio, che ci ha già accompagnato per le date coi Death Angel e coi Braindamage. Senza nulla togliere ai batteristi che lo hanno preceduto, devo dire che Toni è un altro mondo… E’ un metronomo vivente, un trattore sul palco ed un batterista di una precisione e di una potenza con pochi eguali. Presto avrai modo di capire a cosa mi riferisco…

- Compaiono nell’album anche un paio di guest: ci racconti qualcosa riguardo queste collaborazioni?

- Tony Dolan, ex cantante di Atomkraft e Venom e attualmente voce dei virulenti Mpire Of Evil è un mio caro amico ed una persona squisita...L’ho contattato via FB chiedendogli se aveva voglia di ascoltare qualcosa di nostro e solo dopo aver capito che apprezzava davvero tanto la nostra musica gli ho proposto di fare da special guest su “Nightblaster”. Simone Mularoni, chitarrista di Empyrios e DGM, si è occupato del mastering del disco presso i suoi Domination studios, così è stato normale chiedergli di partecipare come guest… In entrambi i casi i risultati sono stati davvero esaltanti.

- Il disco si apre e si chiude con il dolce suono di un carillon: con questo avete voluto esprimere una certa “circolarità” tra i brani del disco? Quali sono le principali tematiche affrontate?

- Il carillon che senti all’inizio ed alla fine non è un effetto preregistrato, è stato registrato dal vivo in studio. Si tratta di un vecchissimo carillon appartenente ad un membro della mia famiglia. "Tears On The Face Of God" non è un concept, ma tutti i testi trattano il tema della guerra. E’ un tema che mi ha sempre affascinato, ed aldilà delle mie inclinazioni politiche, del tutto personali, penso che sia un tema molto interessante da trattare in un‘opera Metal. Il titolo nasce da una frase che mia nonna mi disse quando ero bambino. Disse: “’a guerra fa chiangiri ‘u Signuruzzu” ("la guerra fa piangere il Signore" - espressione in siciliano). Quella frase si scolpì nella mia mente. Fatto qualche cambiamento penso sia divenuta un titolo grandioso per un disco Metal. Se leggete bene i testi troverete riferimenti a personaggi storici del passato, riferimenti camuffati ovviamente...

- Avete già progetti in cantiere per promuovere il disco, tipo tour, videoclip o quant’altro?

- Assolutamente si, ma al momento è tutto in fase di pianificazione, quindi come puoi ben capire eviterei di parlarne, se non altro per scaramanzia… Comunque penso che avremo modo di incontrarci presto, fidati…

- Che siamo in tempo di crisi è noto, ma pensi che questa situazione possa ulteriormente danneggiare la scena musicale? Si potrebbe pensare che possa essere persino un azzardo per una band che investe tanto, pubblicare dischi in questo determinato momento, eppure quest’assunto si scontra con la realtà dei fatti, perché ogni giorno continua ad uscire una quantità innumerevole di nuovi dischi. Come vedi tu in generale questo contesto?

- Siamo nella merda fino al naso e questo è un dato accertato. Il fatto che escano dischi di continuo non penso sia sintomatico di un qualcosa in particolare…Oramai chiunque può registrare un disco decente avendo a disposizione un buon computer, poi una label disposta a pubblicarlo in cambio di un sostanzioso pagamento la si trova… Purtroppo così facendo la merda che viene a galla è davvero tanta…La scena musicale è molto cambiata rispetto a 10-15 anni fa…I dischi si vendono sempre di meno e solo le band con una base di fan davvero fedeli possono garantirsi il sostentamento attraverso la musica…Ormai tutti scaricano tutto e chi piange tanto per cambiare sono le band come noi, che investono migliaia di euro non vedendo mai il becco di un quattrino…ma in fondo lo si fa per passione, no?

- Grazie per quest’intervista. Un saluto ed in bocca al lupo per tutto!

- Grazie di cuore a te, Elio, per le bellissime parole che hai speso su “Tears On The Face Of God” in sede di recensione e per lo spazio che ci hai concesso…A presto.

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