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Recensioni Novità Eversin - Tears On The Face Of God
 

Eversin - Tears On The Face Of God Eversin - Tears On The Face Of God

Eversin - Tears On The Face Of God

info

Titolo
Tears On The Face Of God
Anno
Durata
45 minuti
Nazionalità
Formazione
Angelo Ferrante - vocals
Giangabriele Lo Pilato - guitars
Ignazio Nicastro - bass, filtered & growling voice

Giuseppe Campisi - drums
Tony Dolan - evil voice on “Nightblaster”
Simone Mularoni - guitar solo on “The Tale Of A Dying Soldier”
Tracklist
1. For The Glory Of Men
2. Prophet Of Peace
3. Nightblaster
4. Tears On The Face Of God
5. Nuclear Winter
6. Death Inc.
7. The Tale Of A Dying Soldier
8. Under The Ocean
Voto
8
Scritta da
Elio F

Il dolce suono di un carillon apre “Tears On The Face Of God”, il nuovo lavoro degli Eversin, che segue, a due anni di distanza, l’ottimo “Divina Distopia”: la delicata melodia lascia, tuttavia, ben presto il posto a sonorità dure e dai ritmi veloci, ad opera di una sezione ritmica solidissima, con doppio pedale martellante e riffs massicci. La traccia d’apertura, “For The Glory Of Men”, lascia dunque intendere come la band abbia inteso apportare delle modifiche nel proprio sound rispetto all’album precedente, con l’abbandono delle tastiere ed una più marcata direzione verso il thrash. Per la verità, pur trattandosi di una valida traccia strumentale, non entusiasma particolarmente, così come la successiva “Prophet Of Peace”, un brano che parte molto diretto, ma che poi si evolve in un refrain quasi gothic nel quale la voce di Angelo Ferrante non appare del tutto a proprio agio. Il discorso cambia totalmente a partire dalla terza traccia, “Nightblaster”, un concentrato di tecnica e di potenza, arricchito dallo splendido duetto dello stesso Angelo con Tony Dolan (Venom, Atomkraft, Mpire Of Evil), che fa salire notevolmente di livello il disco, che da questo momento in poi non conoscerà più cali, mettendo in fila uno dopo l’altro brani assai solidi e travolgenti. Splendida dunque la title-track, potente e dai ritmi velocissimi, un’autentica macchina da guerra, alla quale segue la trascinante “Nuclear Winter”. Su “Death Inc.” ritroviamo una struttura un po’ più articolata, che evidenzia come la band non abbia perso gli elementi prog che hanno in passato caratterizzato il proprio sound, per quanto, comunque, il brano riesca ad essere, al contempo, molto potente e diretto. Discorso analogo può farsi per “The Tale Of A Dying Soldier”, sviluppata proprio alla stregua di un racconto in prima persona (geniale la citazione di “What A Wonderful World”), dove la band prende appena un attimo di respiro inserendo delle parti più tranquille ed atmosferiche con chitarre arpeggiate, per poi indurire nuovamente i suoni e anche le parti vocali, con un duetto tra cantato in chiaro ed estremo, inframmezzato da uno splendido assolo di un altro ospite, Simone Mularoni (DGM, Empyrios). Chiude “Under The Ocean” che, al di là della parte iniziale, non è particolarmente aggressiva, con cori nel ritornello, prima della chiusura affidata al medesimo carillon iniziale, che riesce a riprendere il sopravvento dopo tanta rabbia e tanta violenza sonora. Gran bel disco, che in effetti potrebbe non colpire particolarmente ai primi ascolti, ma che invece cresce progressivamente ed inesorabilmente man mano che gli si dedica maggiore attenzione, al punto da affascinare e conquistare sempre più.

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